Un piccolo miracolo della laparoscopia

Al terzo mese di gravidanza e con dolori addominali tanto forti da  toglierle il respiro, la giovane donna arriva al pronto soccorso ostetrico dell’Umberto I  Policlinico di Roma attanagliata dalla paura di perdere il bambino e la sua stessa vita.
Dai ginecologi viene fatta una diagnosi di addome acuto.  Dopo le prime cure del caso, e una volta accertato il buono stato di salute del piccolo ed esclusa una patologia ostetrica e/o ginecologica, viene richiesto l’intervento del chirurgo generale in quanto la causa è di natura intestinale.
La paziente viene operata in laparoscopia dal Prof. Marco Catani , dirigente medico presso il DEA del Policlinico,  per invaginazione intestinale, patologia rara e caratterizzata da una condizione in cui un tratto di intestino si incastra su se stesso, impedendo il normale deflusso dei liquidi e dei gas e provocando la grave condizione clinica dell’addome acuto, per il quale è fondamentale intervenire tempestivamente.

Prof. Catani, ci spiega le difficoltà chirurgiche del caso?

“L’intervento è riuscito ma è stato particolarmente delicato per la gravidanza e per la presenza di briglie aderenziali, esito probabile di un precedente intervento, alla quale la paziente era stata sottoposta all’età di 9 anni per la medesima causa. A un mese circa dall’intervento, la paziente sta bene e mi auguro che la gravidanza giunga felicemente a termine.”

Anche in urgenza, quindi, la laparoscopia può funzionare bene?

“È chiaro che va valutato caso per caso, ma certamente i vantaggi di un approccio laparascopico rispetto a quello classico, laparatomico, superano gli svantaggi: basti pensare alla minore invasività, alla ridotta incidenza di infezioni o di ernie post-operatorie, alla riduzione del dolore e dei giorni di degenza, alla ripresa rapida delle condizioni generali del paziente e quindi della vita di relazione e lavorativa. Come chirurgo di pronto soccorso io spesso preferisco l’approccio laparascopico e solo nel 20% circa opto, perché necessario, alla chirurgia tradizionale.”

Quanto è difficile, per i giovani medici, imparare la tecnica laparascopica?

“In urgenza, intervenire con il metodo laparascopico non è facile. Ogni chirurgo decide secondo la propria esperienza e al momento non si tratta certo della maggioranza. Inoltre, i tempi di apprendimento sono più  lunghi, perché è necessario adeguarsi ad una visione del campo operatorio alterato rispetto al solito: essendo ‘monoculare’ si tende a perdere la tridimensionalità. Con le strumentazioni in 3D la curva di apprendimento può però essere ridotta. In tal senso, un aiuto può venire dalla chirurgia robotizzata che però è al momento poco utilizzata, in quanto molto costosa.”